Citta' di Castello, Chiesa di San Domenico

Citta' di Castello, Chiesa di San Domenico

Crocifissione Gavari, 1503

Crocifissione con la Vergine e san Giovanni, san Girolamo e la Maddalena (olio su tavola, 283,3x167,3 cm, Londra, National Gallery).
Predella: San Girolamo resuscita tre morti (olio su tavola, 23x41 cm, Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga); Miracolo di san Girolamo (olio su tavola, 23x41 cm, Raleigh, North Carolina Museum of Art).

La Crocifissione Gavari, o Mond, è la seconda delle tre pale d’altare che Raffaello dipinse a Città di Castello tra 1500 e 1504. Fu commissionata dal mercante di lana e banchiere Domenico Gavari per la sua cappella funeraria, dedicata a San Girolamo, nella chiesa di San Domenico. La pala era collocata all’interno di una cornice in pietra serena rimasta in loco. Sulla cornice è leggibile il nome del committente e la data MDIII (1503).

Il Cristo crocifisso è raffigurato come sospeso sopra le figure della Vergine e san Giovanni, in piedi, e di san Girolamo e la Maddalena in ginocchio. Ai lati del crocifisso due angeli raccolgono in calici il sangue che sgorga dalle ferite di Cristo. Sullo sfondo si apre un paesaggio tipico delle colline umbre, tanto da far supporre che in lontananza ci sia una veduta di Città di Castello. La pala d’altare era composta anche da una predella della quale sono stati individuati due scomparti in cui sono narrate le storie di san Girolamo.

La cappella Gavari sorgeva lungo la navata di fronte a quella commissionata da Tommaso Brozzi circa un decennio prima e sulla quale si trovava la tavola con il Martirio di San Sebastiano di Luca Signorelli (Città di Castello, Pinacoteca comunale). L’opera di Signorelli ispirò a lungo Raffaello, come dimostrano alcuni disegni dell’artista, ma nel caso della Crocefissione Gavari il modello è senz’altro Perugino e, in particolare, la Crocefissione di San Francesco al Monte (1502-1506 ca., Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria). Lo conferma lo stesso Vasari che nelle Vite scrive: “se nun vi fusse il suo nome scritto, nessuno la crederebbe opera di Raffaello, ma sì bene di Pietro [Perugino]”.
La tavola principale rimase in situ fino al 1818 quando fu venduta dai monaci di San Domenico.

Nella Pinacoteca comunale di Città di Castello è conservata una copia dell'opera, realizzata al momento della sua vendita.