Mostre ed Eventi

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Mostra - Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria: La Fortuna della Pala Baglioni di Raffaello nelle copie perugine

CANCELLATA

Mostra - Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria: La Fortuna della Pala Baglioni di Raffaello nelle copie perugine

La mostra prevista è stata annullata per le conseguenze dell'emergenza sanitaria.

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In occasione delle celebrazioni del quinto centenario della morte di Raffaello la Galleria Nazionale dell’Umbria propone una mostra curata da Marco Pierini e Veruska Picchiarelli e dedicata alla fortuna dell’opera più importante dipinta dal pittore per Perugia: la pala ultimata nel 1507 per la cappella della famiglia Baglioni in San Francesco al Prato.

La tavola centrale, raffigurante il Trasporto di Cristo al sepolcro, venne trafugata per volontà di Scipione Borghese tra il 17 e il 18 marzo 1608, lasciando un vuoto profondo in città. Questo avvenimento rischiò di provocare una rivolta cittadina e creò un clima di tensione destinato a durare qualche mese. Se dobbiamo credere a quanto afferma Cesare Alessi negli Elogia illustrium virorum augustae Perusiae, l’erudito Cesare Crispolti  –  che si  interessò subito della faccenda inviando una lettera accorata al mandante del furto, il cardinale Scipione Borghese – dopo pochi giorni morì addirittura di crepacuore! Com’è noto la tavola di Raffaello, collocata nella cappella di San Matteo nel 1507 su commissione di Atalanta Baglioni, venne trafugata con la servile complicità dei frati su ordine del porporato romano che doveva essersene invaghito durante gli anni trascorsi allo Studio di Perugia, dove si era addottorato in diritto. Nell’arco di pochi giorni la ruberia fu ufficialmente ricondotta a donazione spontanea e già il 9 aprile un motu proprio di papa Paolo V, zio materno di Scipione, ratificò la ‘legittimità’ del passaggio dell’opera nelle mani del cardinale. Dalle fonti del tempo si ricava la certezza di una notevole fortuna del dipinto di Raffaello nei decenni precedenti e di una particolare venerazione che i perugini riservavano alla tavola, più – sembrerebbe proprio di arguire – che per ogni altra opera di Raffaello conservata in città (e al tempo erano numerose). Fortuna che è testimoniata dalle copie, una di mano del vecchio amico di Raffaello Domenico Alfani, eseguita per S. Agostino a Perugia nel 1554 assieme al figlio Orazio, un’altra – forse precedente – incisa su una patena. La maggior parte delle copie è naturalmente databile dopo la sottrazione, a partire da quella attribuita al Cavalier d’Arpino (ma sulla cui paternità è necessario riflettere) spedita a Perugia nel 1609 da Scipione Borghese come risarcimento. Da allora pittori di modesta o eccelsa (Sassoferrato) qualità si sono alternati nell’impresa di restituire, al naturale o in scala ridotta, la celeberrima deposizione raffaellesca per committenti pubblici e privati di Perugia e del territorio, perseverando nella memoria del capolavoro perduto. Tre dipinti e la patena sono oggi conservati alla Galleria Nazionale dell’Umbria che, nell’anno delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello, ha deciso di consacrare alla fortuna della Deposizione e alle sue copie una mostra e una campagna di studi che approfondisca l’argomento e consenta alcune necessarie puntualizzazioni.

Per informazioni: gallerianazionaledellumbria.it/

L'esposizione ha ottenuto il logo del Comitato Nazionale istituito dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo.