Mostre ed Eventi

Mostre ed Eventi

Videoconferenza - Fëdor Dostoevskij e Bernard Berenson. Due episodi maggiori di fortuna modernista di Raffaello a cavallo tra Otto e Novecento

 6 maggio 2020 a cura di Michele Dantini, Università per Stranieri di Perugia, ore 18.00


Videoconferenza - Fëdor Dostoevskij e Bernard Berenson. Due episodi maggiori di fortuna modernista di Raffaello a cavallo tra Otto e Novecento

Raffaello non è solo l’artista che più di ogni altro, in Occidente, è sembrato interpretare la dimensione apollinea dell’immagine lieta e numinosa, carica di una serena bellezza. È anche un artista che, con pochi altri, si è trovato al centro di appassionate contese, vertiginosi apprezzamenti e al tempo stesso aspre confutazioni. In genere riteniamo che l’arte del Novecento abbia per lo più inteso tenere le distanze dal mondo di Raffaello, troppo composto e placato per i Moderni. E questo è in parte vero. Tuttavia la fortuna di Raffaello non si arresta alle soglie del Ventesimo secolo, e bastano a dimostrarlo i casi di Picasso, de Chirico, Dalì, appassionati cultori dell’arte raffaellesca, particolarmente del disegno. Meno nota è la fortuna di cui Raffaello gode ancora, presto questo o quell’artista di primo piano, nel secondo Novecento, italiano e non solo; al punto da essere oggetto di omaggi taciti oppure espliciti.

L’arte di Raffaello, e in particolare la Madonna Sistina (1513-1514), oggi conservata a Dresda, gioca un ruolo di inattesa rilevanza in uno scrittore come Fëdor Dostoevskij, tanto da essere cruciale nella costruzione di almeno due grandi romanzi. La Madonna raffaellesca si presenta come immagine prevista di un vigore prodigioso e quasi divino. Nello svolgere le sue riflessioni sull'arte di Raffaello, Dostoevskij si appoggia a tutta una tradizione clastico-romantica tedesca che aveva eletto la Madonna Sistina a modello di ogni arte a venire, suscitata dalla divinità e non semplicemente frutto di impegno o abilità umane; e prefigura il ritorno primo-novecentesco all'icona, in ambito slavo e non solo.

Grande studioso e conoscitore di arte antica, Bernard Berenson (1865-1959) non è meno interessato all’arte contemporanea. Estimatore di Cézanne, e altresì di Matisse e del Picasso precubista, Berenson scrive estesamente di arte umbra dal Tre al Quattrocento - dedica un intero volume, nel 1897, ai «pittori rinascimentali del Centro Italia» - e contribuisce in misura decisiva alla “riscoperta” dei Maestri “primitivi”. E questo è noto. Meno noto che le categorie da lui messe a punto per descrivere e riconoscere l’originalità della pittura umbra trovano applicazione, in Berenson stesso e non solo, anche all’impressionismo e post-impressionismo francese, in primo luogo all’interpretazione di Cézanne, per cui Berenson prova una precoce ammirazione; e suscitano così analogie e affinità tra ambiti storico-artistici distanti nel tempo, contribuendo a avvicinare tra loro Antichi e Moderni.

La conferenza, della durata di circa 50', sarà visibile dal sito dell'Università per Stranieri di Perugia cliccando a questo indirizzo.