Eterno benedicente e angeli

Bottega di Raffaello Sanzio
Eterno benedicente e angeli

L'Eterno benedicente che Raffaello dipinse per la cimasa della Pala Baglioni, e di cui conserviamo a Perugia la copia seicentesca, ci appare intensamente coinvolto nelle umane vicende, proteso con lo sguardo verso i suoi figli ed evidentemente preoccupato per le loro sorti, come testimoniano le rughe d'espressione che ne trasformano il volto: tanto emotivamente vicino agli uomini, quanto lontano invece dall'immagine più composta e priva di drammaticità proposta da molti suoi contemporanei. Le prime notizie dell’opera risalgono alla fine del XVII secolo, quando Morelli la vide sull’altare maggiore dell’oratorio di san Bernardino, sopra la copia della Deposizione di Raffaello, realizzata nel 1608 dal Cavalier d’Arpino. Un secolo dopo il Modestini vide la tavola nella attigua chiesa di San Francesco al Prato e la ritenne autografa di Raffaello; nel 1863, in seguito alle demaniazioni, il dipinto entrò in Pinacoteca, con l’attribuzione al pittore perugino Stefano Amadei. Precedentemente erano stati proposti anche i nomi di Domenico Alfani e dello Spagna. Di recente Santi rifacendosi al Morelli propone di assegnare il dipinto all’Amadei. Il Cavalcaselle individuò la fonte figurativa in un disegno di Raffaello conservato nel Museo Wicar di Lille.

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