Adorazione di Gesù Bambino

Alfani Domenico
Adorazione di Gesù Bambino

Un'opera circondata dal mistero, una scena intima, familiare con un elemento decisamente anomalo in una scena di Natività: un bambino con i genitori in adorazione e una nonna pronta ad intervenire. È proprio questo l’elemento strano: la figura di sant’Anna è assolutamente anomala in una scena di natività e ancora più anomala è la sua centralità. Domenico di Paride Alfani apre i suoi orizzonti ben oltre i canoni perugineschi, Conosce bene il lavoro di Raffaello e la nuova maniera fiorentina, Andrea del Sarto e Rosso Fiorentino. Daniele Simonelli, storico dell'arte: ..."In effetti sembra un po’ un corpo estraneo all’interno dell’iconografia che siamo abituati a vedere, c’è questo affollamento eccessivo della scena, è una scena iper-affollata, non c’è veramente uno spazio vuoto [...] poi è anche sovra-dimensionata la figura, il San Giuseppe, figura maschile, è più piccolo della sant’Anna, quindi in realtà nasconde probabilmente un qualcosa che solo conoscenze più precise sulla committenza potrebbero chiarire". Infatti, l’origine precisa di quest’opera non è conosciuta. Si sa che si trovava nella chiesa di San Francesco al Prato, quindi molto probabilmente la committenza era francescana, ma questo non giustifica una presenza così centrale di Sant’Anna. Non sappiamo quale famiglia abbia finanziato l’opera e per quale cappella, alcune fonti rimandano al Cardinale Francesco Armellini, uno dei personaggi più controversi e degli affaristi più spregiudicati nel centro Italia tra Quattro e Cinquecento, ma non ve ne è certezza. Di fatto, questa pala dell’Alfani, resta per noi ancora senza committente, aggiungendo così mistero alla figura di sant’Anna. Una donna anziana, di cui intravediamo appena il profilo del volto da dietro il velo; velo, che così come rivelato da un restauro del 1993, doveva in origine essere tirato ancora più avanti fino a nascondere quasi completamente il viso della Santa, come fosse un fantasma. L’opera, entrata in Pinacoteca in seguito alle demaniazioni del 1863, proveniva dalla chiesa di San Francesco al Prato, dove il Pascoli e l'Orsini la videro sull'altare del braccio destro della crociera, ritenendola di Orazio Alfani. Più tardi il Siepi la assegnò a Domenico Alfani e la descrisse sull'altare degli Alfani (il terzo altare a sinistra della navata) insieme ai frammenti della cornice della Deposizione di Raffaello, utilizzati come predella e con la copia della cimasa della stessa Deposizione. Ancora Orsini riporta la notizia che la tavola fosse corredata di una predella, in cui era riportata la data 1536 e il nome del cardinale Francesco Armellini. Più tardi Adamo Rossi riconobbe parte di detta predella in tre tavolette raffiguranti i Santi Antonio da Padova, Sebastiano e Francesco, anch'esse conservate nella Galleria Nazionale dell'Umbria. Santi, non concordando pienamente con questa ipotesi, sottolinea gli influssi fiorentini prevalenti nella tavola con la Natività e sulle analogie con la pala di santa Giuliana di Domenico. Egli inoltre coglie, nella figura del Bambino, derivazioni dalla Madonna Bridgwater di Raffaello.

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