Deposizione
copia della Deposizione Baglioni

Giuseppe Cesari detto Il Cavalier d'Arpino
Deposizione<br/>copia della Deposizione Baglioni

Il dipinto è la copia quasi fedele della celebre Deposizione Baglioni, licenziata nel 1507 da Raffaello per Atalanta Baglioni, oggi conservata nella Galleria Borghese a Roma, ma in origine a S. Francesco al Prato a Perugia. La scena raffigura il Trasporto di Cristo, episodio che si colloca tra il Compianto e la Deposizione nel sepolcro; il corpo di Cristo è disteso sul lenzuolo funebre ed è circondato da Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che ne sorreggono il corpo, da Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista, nonché dal gruppo delle pie donne che sostengono la Vergine sul lato destro. Il paesaggio sullo sfondo rappresenta la città di Gerusalemme e il luogo del Calvario, caratterizzato dalla presenza delle tre croci. Questa copia fu fatta realizzare in sostituzione della tavola di Raffaello, che il cardinal nepote di Paolo V, Scipione Borghese, aveva voluto per sé nel 1608, dopo varie trattative con il governatore di Perugia e il custode del convento di San Francesco al Prato. Il popolo perugino visse la privazione come un vero e proprio furto; nonostante contrasti e rivendicazioni esso assunse la forma di una donazione dei frati minori alla porpora, confermata dal papa, il quale inviò un breve ai perugini, al fine di sottolineare la nuova condizione della Deposizione Baglioni, nonché l’effettiva proprietà del cardinal Scipione Borghese. La copia, commissionata al Cavalier d’Arpino in sostituzione dell’originale, fu riprodotta con le stesse misure dell’originale, in modo da poter essere inserita nella cornice della macchina in loco nella Cappella Baglioni (la terza sul fianco sinistro), probabilmente assieme alla predella e alla cimasa della pala. Nel secolo XVII questa tela è ricordata dal Morelli sull’altare maggiore dell’Oratorio di S. Bernardino presso il S. Francesco al Prato di Perugia, tornò poi in quest’ultima chiesa, dove la videro nella crocera l’Orsini e il Modestini, con le tavolette con le Virtù Teologali (ora alla Pinacoteca Vaticana) come predella e con l’Eterno e Angeli (inv. 288) come cimasa; ai tempi del Siepi era sull’altare della famiglia Saccaloni-Morettini, da dove passò alla Pinacoteca con la demaniazione del 1863.

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