Santa Maria Maddalena

Viti Timoteo,Presutti Giuliano
Santa Maria Maddalena

La grande tavola venne dipinta nel 1521 come appare dal cartiglio in basso al centro. È collocata lungo la parete sinistra, in una cappella adorna anche di affreschi di cui resta un Dio padre con angeli. Vi è raffigurata la Maddalena mentre tiene nelle mani il vaso degli unguenti e il giglio e viene incoronata da angeli. In basso, un gruppo di angeli musicanti sono impegnati a suonare e leggere spartiti. Sullo sfondo, è rappresentato l’episodio del Noli me tangere. Il dipinto è stato inizialmente attribuito all’urbinate Timoteo Viti, collaboratore di Raffaello nella cappella Chigi in Santa Maria della Pace a Roma. Secondo la critica recente si tratta di un’opera in collaborazione con il fanese Giuliano Presutti, che a lungo lavorò nell’eugibino. Timoteo Viti e Giuliano Presutti ebbero spesso modo di collaborare tra intorno agli anni dieci del Cinquecento, soprattutto tra Cagli e Pesaro, ed è anche per questo che risulta ancora arduo isolare lo stile di uno rispetto all’altro. Secondo la tradizione fu dipinta su commissione del noto ceramista eugubino Mastro Giorgio Andreoli. In realtà, i documenti dimostrano che la famiglia Andreoli entrò in possesso dell’altare della Maddalena sono alla fine del Cinquecento, in seguito al matrimonio tra Terisio Andreoli e Caterina Sangradali. Al tempo della commissione, quindi, la cappella era di pertinenza di quest’ultimi.

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