Adorazione dei pastori

Raffaellino del Colle
Adorazione dei pastori

Gli affreschi con le Storie olivetane, insieme alla tavola con l’Adorazione dei pastori, costituiscono la decorazione pittorica di una nicchia lungo la parete destra nella chiesa di San Pietro a Gubbio. Le pitture furono commissionate dalla famiglia Nuti e, in particolare, da Benedetto Nuti che nel 1524 ottenne di poterla intitolare al suo protettore, san Benedetto. L’affresco, la cui data 1540 è leggibile nella fascia in alto, è diviso in due fasce. Nella inferiore si trovano raffigurati: san Mauro offerto dal padre Eutichio a san Benedetto, a destra, e san Placido offerto dal padre Tertullo a san Benedetto, a sinistra. Nella superiore è rappresentato san Benedetto in gloria tra due angeli, due beati e due santi benedettini, santa Maria Maddalena e santa Caterina d’Alessandria. Quest’ultima fascia è chiaramente ispirata all’affresco commissionato dai benedettini di San Severo di Perugia a Raffaello nel 1505 e terminato da Perugino nel 1521. In alto la decorazione è incorniciata da un fregio a grottesche. La tavola con l’Adorazione dei pastori posta al centro è stata concepita in un’ideazione unitaria con gli affreschi: le figure hanno infatti simili dimensioni e anche i paesaggi in entrambe le rappresentazioni sono tagliati nello stesso punto. La composizione dell’Adorazione è ispirata a un disegno di Raffaello conservato all’Ashmolean Museum di Oxford. Da un documento conservato nella sezione di Archivio di Stato di Gubbio sappiamo che Raffaellino del Colle lavorò a questa decorazione insieme ai suoi aiuti. La sua mano è comunque riconoscibile nella maggior parte dei volti dei protagonisti e nei paesaggi della fascia inferiore. Secondo la tradizione, Raffaellino del Colle ritrasse se stesso nel cavaliere anziano all’estrema sinistra.

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