Perugia, Cappella di San Severo

Perugia, Cappella di San Severo

Raffaello e Pietro Vannucci detto il Perugino, la Trinità e i Santi

La cappella appare oggi come un vano attiguo all'odierna chiesa di San Severo, nel rione di Porta Sole, nel centro storico della città di Perugia.
Un tempo essa faceva parte dell’antica chiesa camaldolese duecentesca, modificata una prima volta nel Quattrocento e riedificata nel 1758.
All'interno è conservata l’unica opera rimasta delle molte che Raffaello realizzò per la città. Si tratta di un affresco raffigurante la Trinità e i santi.
Raffaello, a causa delle molte commissioni che gli venivano da Firenze e successivamente da Roma, non poté portare a termine la decorazione, che fu completata dall’ormai anziano Pietro Perugino, suo maestro, nel 1521. Alla mano di Raffaello si deve il registro superiore con la Santissima Trinità e i santi, mentre, a Perugino i santi nel registro inferiore.
La statua in terracotta policroma nella nicchia al centro della parete è del XVI secolo.

Delle molte opere di Raffaello eseguite a Perugia, l’affresco nella cappella quattrocentesca di San Severo è l’unica che resti in città.
L’affresco decorava un tempo il secondo altare a sinistra dell’antica chiesa camaldolese duecentesca, modificata una prima volta nel Quattrocento e riedificata nel 1758.
In una nicchia a sesto acuto, divisibile in due registri, è rappresentata la Trinità con i santi i cui nomi sono riportati a lettere capitali sotto di loro.

Raffaello realizzò la decorazione del registro superiore con la Trinità, con Cristo seduto su un trono tra due angeli sormontato dalla colomba dello Spirito Santo e dalla figura dell’Eterno, di cui si riconosce l’attributo del libro col l’alfa e l’omega. Ai lati, su un cielo di nuvole, sono seduti di scorcio i santi Mauro, Placido, Benedetto, Romoaldo, Benedetto martire e Giovanni monaco. Allo stesso pittore urbinate sono, probabilmente, da riferire la decorazione della mensa d’altare con le grottesche bianche su fondo giallo e quella della fascia interna della nicchia.

Più tardi, nel 1521, l’affresco fu completato dall’ormai settantenne Pietro Perugino, maestro di Raffaello. A lui si devono i Santi Scolastica, Girolamo, Giovanni Evangelista, Gregorio Magno, Bonifacio e Marta effigiati a tutta figura nella parte sottostante.

Raffaello è stato in grado di utilizzare elementi che aveva appreso da Fra Bartolomeo e da altri pittori in quegli anni a Firenze come la monumentalità e la tridimensionalità, ottenuta anche grazie alla raffigurazione di scorcio dei santi, che fanno convergere lo sguardo di chi osserva verso Cristo al centro. La sua modernità appare più evidente se si confronta la parte eseguita da lui con la fascia bassa di Perugino, le cui figure appaiono più statiche e allineate, nonostante la presenza di un parapetto scorciato in prospettiva tenti di aumentare il senso di spazialità.

A lato dell’altare a sinistra, un’iscrizione, posta al termine della decorazione, riporta la data 1505 e il nome del committente di Raffaello, il priore Ottaviano di Stefano da Volterra, rettore di San Severo dal 1495. I promotori della decorazione sono però, probabilmente, da riconoscersi nel vescovo Gabriello Gabrielli da Fano e in quello di Perugia Troilo Baglioni. Quest’ultimo aveva tenuto in commenda il monastero di Monte Acuto fino al 1505, mentre, il Gabrielli, oltre ad essere un personaggio di rilevante peso politico, colto e sensibile interlocutore di illustri esponenti del mondo umanistico come Pietro Bembo, fu eletto proprio nel 1505 cardinale e commendatario dell’abbazia di San Salvatore a Monte Acuto, da cui il piccolo monastero perugino dipendeva.

Cappella di San Severo Perugia